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Castello di Rivoli
Museo d'Arte Contemporanea
Piazza Mafalda di Savoia
Rivoli - Torino
Una rosa non ha denti:
Bruce Nauman negli anni Sessanta
23 maggio - 9 settembre 2007

Dalla terra alla luna:metafore di viaggio
Parte II 23 maggio -26 agosto 2007

Una rosa non ha denti:
Bruce Nauman negli anni Sessanta
Riproponiamo l’articolo comparso su informatissimafotografia nel marzo 2007



Bruce Nauman: Infrared Outtakes: Neck Pull (photographed by Jack Fulton); 1968/2006; one of four Epson UltraChrome K3 inkjet prints; 20 x 28 in.; edition of 60, special proof; gift of the artist and Gemini G.E.L. LLC.
©2006 Bruce Nauman/Artists Rights Society (ARS), New York.

Molti hanno scritto sugli anni di Bruce Nauman in Northern California, ma questa mostra e il catalogo che l’accompagna per la prima volta analizzano in profondità la relazione tra le prime opere, spesso le più innovative, di Nauman e il luogo in cui le ha create.
Tra il 1964 , quando arrivò in Northern California, e il 1969, quando lasciò definitivamente questa zona, Nauman definì buona parte del suo vocabolario artistico.
In quel periodo ha esplorato nuovi materiali nelle sue prime sculture in gomma e fiberglass, come anche la metodologia che fu poi conosciuta come Post-minimal. Fu anche tra i primi ad usare il proprio corpo come strumento espressivo nelle live performance e nelle performance in studio per film e video, di cui anche fu tra i pionieri.
La sua ricerca di nuovi mezzi e fonti espressive lo condusse agli esperimenti con il neon, alle installazioni interattive e ad esplorare la relazione tra parola e immagine. Sempre in questo periodo realizza i suoi primi lavori esclusivamente musicali.
Laureato alla UC Davis (1964 - 66), Nauman studia con Wayne Thiebaud, Robert Arneson, e William Wiley.
Wiley, particolarmente sensibile all’approccio non convenzionale di Nauman all’arte, lo incoraggia a sperimentare e a seguire il suo esempio, senza preoccuparsi del risultato finale del lavoro. Da quel giorno Nauman spinse le sue ricerche molto lontano, seguendo le proprie necessità interiori- considerando superfluo il risultato esteriore.
Aspetti del suo lavoro sono: l’inversione tra esteriore e interiore, la tensione tra il mostrare e l’occultare e il potenziale artistico delle attività quotidiane.
Ma più importanti sono i temi fondamentali che comunica attraverso tutto il suo lavoro Ð il ruolo dell’artista, la funzione dell’arte, il primato dell’idea su qualsiasi forma assuma l’opera Ð temi che definiscono la sua produzione artistica e che hanno influenzato profondamente gli artisti di tutto il mondo.
Nauman, nonostante si sia allontanato geograficamente dal centro dell’arte concettuale, era in prima linea nel periodo dei rivoluzionari mutamenti dell’arte e fu tra i pochi a ridefinire il significato dell’essere artista.
Realizza la sua prima grande personale alla Nicholas Wilder Gallery di Los Angeles nel 1966, poco prima di laurearsi, e nel 1969 già espone nelle più importanti gallerie internazionali, come Leo Castelli a New York e Konrad Fischer a Düsseldorf. È stato incluso in tutte le prime fondamentali mostre sulla Post-minimal and Conceptual art; nel 1972 una retrospettiva è stata organizzata da Jane Livingston del Los Angeles County Museum e Marcia Tucker del Whitney Museum of American Art, un tributo inusuale per un giovane artista.
Il catalogo che accompagna la mostra è pubblicato da BAM/PFA and UC Press.
Senior Curator for Exhibitions: Constance Lewallen




Gabriele Basilico
Beirut (Rue Abdel Malek), 1991
fotografia in bianco e nero
90 x 110 cm
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea



Gabriele Basilico
Beirut (Rue Dakar), 1991
fotografia in bianco e nero
90 x 110 cm
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea



Bill Viola Isolde Ascension (The Shape of Light in the Space after Death), 2005 - immagine da video
video, schermo al plasma, colore, suono stereo, 10 min 30 sec
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea



Dalla terra alla luna:metafore di viaggio
Dopo Parte I, già aperta al pubblico il 4 aprile,
Parte II della mostra inaugurerà il 23 maggio 2007.

Le opere esposte nella seconda parte indagano il potere dell’immaginazione di aprire nuovi territori e la capacità dell’arte di fornire modelli di interpretazione del reale o addirittura di prefigurarlo. La mostra include oltre cinquanta opere e grandi installazioni di Mario Airò, Giovanni Anselmo, Massimo Bartolini, Gabriele Basilico, Lothar Baumgarten, Alighiero Boetti, Jem Cohen, Enzo Cucchi, Roberto Cuoghi, Gino De Dominicis, Thomas Demand, Mario Giacomelli, Rebecca Horn, Roni Horn, Pierre Huyghe, William Kentridge, Anselm Kiefer, Kim Sooja, Mario Merz, Claes Oldenburg - Coosje van Bruggen, Charlemagne Palestine, Giulio Paolini, Thomas Ruff, Thomas Struth, Grazia Toderi, Bill Viola, Yang Fudong, Gilberto Zorio.


Rievocando il titolo del celebre romanzo di Jules Verne, la mostra Dalla terra alla luna: metafore di viaggio presenta opere che indagano, ciascuna in maniera originale, le molteplici accezioni relative al viaggio, concetto approfondito nella loro ricerca espressiva da alcuni tra i protagonisti dell’arte contemporanea. Nelle opere esposte si manifesta infatti il potere dell’immaginazione di aprire nuovi territori e la capacità dell’arte di fornire modelli di interpretazione del reale o di prefigurarlo.
“Forza capace di mutare il corso della storia – scrive Marcella Beccaria –, il viaggio è un ricco territorio simbolico capace di assumere molte forme e unire in sé molteplici significati. Dal nomadismo alle migrazioni, dalle avventure mitologiche ai pellegrinaggi, dalle crociate alle guerre di conquista, dal Grand Tour al turismo di massa, dalle esplorazioni scientifiche per terra e per mare, fino alla conquista dello spazio e ai viaggi virtuali, il concetto di viaggio cambia a seconda delle epoche, rispecchiandone desideri, ambizioni, paure e problemi. […] Al tempo stesso, il concetto di viaggio include la libertà dei percorsi della mente e gli sconfinati territori della fantasia, sostituendo alla mobilità fisica l’ubiquità dell’immaginazione. Nell’arte, come nella letteratura e nel cinema, il viaggio è fertile tema che collega numerose ricerche e continua a ispirarne di nuove”.
Con l’intenzione di esporre adeguatamente l’ampiezza del progetto culturale che il Museo sta costruendo grazie al costante e generoso apporto della Fondazione CRT Progetto per l’Arte Moderna e Contemporanea, la mostra è articolata in due parti che verranno aperte al pubblico rispettivamente il 4 aprile e il 23 maggio 2007. La rassegna propone un percorso inedito attraverso opere della collezione del Museo, molte delle quali acquisite recentemente e presentate per la prima volta al pubblico. Saranno esposte oltre cinquanta tra opere e grandi installazioni realizzate dalla fine degli anni Sessanta ad oggi da artisti come Mario Airò, Giovanni Anselmo, Massimo Bartolini, Gabriele Basilico, Lothar Baumgarten, John Bock, Alighiero Boetti, Jem Cohen, Enzo Cucchi, Roberto Cuoghi, Gino De Dominicis, Thomas Demand, Mario Giacomelli, Rebecca Horn, Roni Horn, Pierre Huyghe, William Kentridge, Anselm Kiefer, Kim Sooja, Mario Merz, Claes Oldenburg - Coosje van Bruggen, Charlemagne Palestine, Thomas Struth, Grazia Toderi, Bill Viola, Yang Fudong, Gilberto Zorio.
Sono esposte opere e grandi installazioni di Mario Merz, Anselm Kiefer, Gilberto Zorio, Enzo Cucchi, Alighiero Boetti, Giovanni Anselmo, Gino De Dominicis, Rebecca Horn, Charlemagne Palestine, Jem Cohen, Massimo Bartolini, Lothar Baumgarten, Bill Viola, Gabriele Basilico, Yang Fudong, Mario Airò, Kim Sooja, Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen, Roberto Cuoghi.
Il tema del viaggio è interpretato attraverso opere cardine della collezione come Igloo con albero, 1968-69 e Igloo (Tenda di Gheddafi), 1968-81, di Mario Merz in cui l’artista crea un vero spazio abitabile ispirato all’architettura delle popolazioni nomadi. Il viaggio quale metafora ritorna come categoria dello spirito in Cette obscure clarté qui tombe des étoiles (Questo oscuro chiarore che cade dalle stelle), 1996, l’opera di Anselm Kiefer che allude alla rigenerazione della materia. In mostra nuove acquisizioni tra cui Isolde’s Ascension (The Shape of Light in the Space after Death) (L’ascensione di Isotta – La forma della luce nello spazio dopo la morte), 2005 di Bill Viola. Nella video-installazione dell’artista americano, allestita per la prima volta nella settecentesca cappella dei Savoia, l’ascensione di Isotta verso la luce diviene un simbolico viaggio esistenziale in cui la forza dell’amore trascende la morte.
Il viaggio è anche percorso attraverso le immagini di una città sconvolta dalla guerra come nel ciclo fotografico Beirut, realizzato da Gabriele Basilico nel 1991. L’obiettivo dell’artista ricrea un emblematico viaggio drammatico nella metropoli che diviene metafora del mondo contemporaneo sospeso tra violenza e desiderio di vita, tra passato e futuro.


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