
Lady Churchill e Lady Broughton all'ambasciata austriaca. Londra, 1937.
Archives Erich Salomon. Berlinische Galerie, Landesmuseum für Moderne Kunst, Fotografie und Architektur
© Bildarchiv Preußisher Kulturbesitz

Riunione di stelle del cinema. A sinistra della console: Carmen Del Rio e Ernst Lubitsch; a destra, Maurice Chevalier, Yvonne Vallèe (sua moglie), Paul Kohner (produttore), Vilma Banky e Carl Laemmle. Hollywood, 1930.
Archives Erich Salomon. Berlinische Galerie, Landesmuseum für Moderne Kunst, Fotografie und Architektur
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Discussione tra Katharina von Kardorff-Oheimb e Ada Schmidt-Beil (donne politiche tedesche) durante una serata. Berlino, 1930.
Archives Erich Salomon. Berlinische Galerie, Landesmuseum für Moderne Kunst, Fotografie und Architektur
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Il primo ministro inglese Ramsay MacDonald conversa con Albert Einstein durante un ricevimento. Berlino, agosto 1931.
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Erich Salomon (autoritratto) al ristorante a bordo del Mauretania, 1929.
Archives Erich Salomon. Berlinische Galerie, Landesmuseum für Moderne Kunst, Fotografie und Architektur
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Erich Salomon: Marlene Dietrich alle 4 del mattino sul transatlantico per gli Stati Uniti al telefono con sua figlia rimasta a Berlino (1931).
Nel 1928, la popolare rivista illustrata Berliner Illustrirte Zeitung iniziò a pubblicare interessanti “candid photographs” di alcuni leader internazionali.
Una fotografia, scattata durante un importante summit a Lugano, mostrava ministri chiave delle sei più potenti nazioni del mondo riuniti intorno a un tavolo da te in un hotel sulle Alpi.
Sir Austen Chamberlain, Segretario per gli Affari Esteri Inglesi, abitualmente molto riservato, viene colto mentre, il sigaro tra le dita e gli occhi fiammeggianti, espone appassionatamente un suo punto di vista mentre gli altri ministri si sporgono in avanti per ascoltare.
In altre fotografie i delegati della Lega delle Nazioni di Ginevra - che normalmente appaiono sulla stampa ordinatamente disposti attorno al tavolo delle conferenze, con atteggiamenti rigidi ed espressioni glaciali - si mostrano inaspettatamente umani, scherzano, sbadigliano, stanno in posizioni scomposte, chiacchierano dopo il pranzo. Questi ritratti al di fuori dell’ufficialità, di politici e persone famose, sono oggi abbastanza normali; mezzo secolo fa erano rivoluzionari.
L’uomo che ha compiuto questa piccola rivoluzione, lo ha fatto seguendo l’intuizione di usare un apparecchio fotografico snobbato dagli altri fotografi e l’audacia di avventurarsi in “santuari” dove pochi altri fotografi avevano osato entrare.
Salomon non era né un navigato veterano del giornalismo, né un esordiente imprudente.
Era piuttosto un uomo modesto, quarantaduenne, con incipiente calvizie, occhiali , un poco pingue, dai modi sempre compiti.
Fino a un anno prima non aveva mai scattato una fotografia che non fosse un’istantanea occasionale, né aveva mai usato una fotocamera se non la Brownie di sua moglie .
Era diventato fotografo quasi per caso, ma presto si trovò a cavalcare la cresta di un’onda che avrebbe cambiato la natura stessa del reportage fotografico.
Le fotografie di Erich Salomon in poco tempo si diffusero sui magazine di tutto il mondo.
Per lui fu coniato il termine candid camera ma preferiva definirsi Bildjournalist.
Nel 1929, la London Graphic coniò il termine “candid camera” per descrivere il suo modo di fotografare. In quel periodo la stampa lo definì “Houdini of Photography”, “Master of Indiscretions“, “Invisible Cameraman”. Un quotidiano arrivò a parlare di lui come il “Diogenes with a Camera”. Ma la definizione che lo rese più felice fu “Historian with a Camera” e il termine che inventò per descrivere se stesso fu Bildjournalist che è tuttora la parola che nella lingua tedesca designa il fotogiornalista.
Figlio di un ricco banchiere berlinese, Salomon spesso frequentava case di gente famosa, sale da concerto, aule di tribunale, e divenne il primo e il più importante fotografo di eventi politici.
Fin dall’inizio, guidato da un formidabile fiuto giornalistico e da un forte senso della storia, seguiva in particolare, come fosse un suo territorio di caccia, i più importanti avvenimenti del tempo - il susseguirsi delle Conferenze Internazionali. Parigi, Ginevra, Berlino, Lugano e l’Aja erano i luoghi deputati agli incontri tra gli uomini di Stato nel periodo tra le due guerre mondiali.
Essi vanamente tentavano di risolvere il groviglio di problemi nati dal primo conflitto, lottando per arginare l’espansione dei fermenti politici e economici che stavano spingendo l’Occidente ancora una volta verso la guerra.
Prima che Salomon entrasse in gioco, le fotografie di questi eventi erano quasi sempre rigide e posate, prive di vita.
Questo nuovo fotografo, malpagato, invece di portare nelle redazioni fotografie di repertorio, tornava dai suoi viaggi con immagini di rigidi diplomatici che cercavano di assumere un’espressione gradevole mentre erano folgorati dalla luce di un flash al magnesio. Gli altri fotografi in quel periodo, ancora sotto l’influenza dei pittorialisti, ritraevano i politici chini sulle loro carte o mentre guardavano pensosamente nel vuoto; inevitabilmente queste immagini rivelavano che i personaggi ritratti, coscienti di essere fotografati, erano comunque in posa .
Le fotografie di Salomon si distinguevano per il sorprendente contrasto con le altre di questo genere. Sapevano cogliere l’interiorità, sguardi non studiati per l’obiettivo, colti quando i soggetti neanche sospettavano di essere ripresi - e per la prima volta li mostravano senza la maschera dell’ufficialità.
Gli apparecchi fotografici che Salomon usava erano in parte responsabili di questo notevole risultato. Aveva scelto una macchina che gli permetteva di realizzare immagini negli interni senza usare il flash e mantenendo un “very low profile”. Ma , come sempre, lo sguardo dietro l’obiettivo era molto più importante, e pochi fotografi possedevano una sensibilità percettiva come la sua.
Mostrava poco interesse per l’estetica formale, era invece attento alla bellezza che scaturiva da un’ atto rubato nel suo momento culminante e più rivelatore - momento che Cartier-Bresson seguendo la via tracciata da Salomon aveva chiamato “ l’attimo decisivo”. Come è evidente solo gli abiti e l’ambiente appaiono datati nelle fotografie di Salomon. I suoi soggetti sono ancora animati e, cinquant’anni dopo possiamo ancora vedere uomini che tenevano il futuro del mondo nelle proprie mani così come Salomon li ha “fermati”: affascinanti giocatori d’azzardo che con freddezza scommettono sui destini del mondo. Altrettanto indifferenti o inconsapevoli della posta in gioco che dell’obiettivo che li riprendeva.
Nonostante abbia cominciato tardi la carriera, la sua vita precedente lo aveva ben preparato a diventare un cacciatore di immagini.
Nato nel 1886 da una ricca famiglia di ebrei tedeschi, che faceva parte della buona società berlinese. Il fratello era banchiere e membro della Borsa; la madre proveniva da una famiglia di importanti editori. Aveva avuto fin da ragazzo le possibilità, non solo economiche, di valutare un ampio ventaglio di opportunità per la sua carriera.
Intraprese lo studio della zoologia, in seguito studiò ingegneria poi scelse definitivamente lo studio del Diritto, e si laureò nel 1913.
Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale fu arruolato nell’esercito del Kaiser, e
dopo poco tempo fu fatto prigioniero durante la prima battaglia della Marna. Passò i quattro anni successivi in un campo per prigionieri di guerra dove gli venne dato l’incarico di interprete, e acquisì una grande scioltezza nell’uso de francese, cosa che anni dopo si dimostrò preziosissima per ottenere gli ingressi alle Conferenze Internazionali.
Negli anni del dopoguerra le ricchezze della famiglia svanirono nella tempesta dell’inflazione che devastò economicamente la Germania, e Salomon dopo un breve periodo passato a lavorare in borsa, fu coinvolto in due avventure imprenditoriali - la prima come socio in una fabbrica di pianoforti; e quindi come proprietario di un servizio di noleggio di moto e macchine elettriche. Entrambe le imprese fallirono, ma attraverso un annuncio economico offrì di fornire consigli legali e finanziari ai clienti di un autonoleggio, mentre li accompagnava a fare passeggiate in campagna.
L’idea non comune attrasse l’attenzione dell’editore Ullstein, che nel 1925 gli offrì un lavoro nell’area promozione.
Ullstein era in quel periodo l’editore più importante e di maggior successo in Europa. La casa editrice pubblicava libri, quotidiani e mensili: Die Dame, Uhu, e Querschnitt.
Il fiore all’occhiello delle pubblicazioni era
Berliner Illustrirte Zeitung
- un settimanale illustrato con una distribuzione nel 1930 di due milioni di copie. Sotto la direzione di Kurt Szafranski, il periodico era stato rilanciato negli anni del dopoguerra, dando molto maggiore enfasi alle fotografie, e il suo successo aveva spronato un gran numero di imitatori.
Da Ullstein, Salomon si occupava dei tabelloni pubblicitari per le riviste. Nel 1927, dopo numerosi cause legali contro agricoltori che rifiutavano di attenersi ai termini contrattuali circa i cartelli pubblicitari sulle loro proprietà.
Salomon prese in prestito dagli uffici che si occupavano della fotografia una ingombrante e poco maneggevole fotocamera da studio, per documentare alcuni dei luoghi da mostrare in tribunale come prova.
Fu immediatamente affascinato dalla fotografia e presto cominciò a scattare fotografie per i quotidiani editi da Ullstein mentre portava la domenica la famiglia a fare gite in campagna.
Acquistò una fotocamera standard da giornalista - una a 13x18 cm Contessa Nettel - ma era una macchina ingombrante e non gli permetteva di lavorare come voleva, gli serviva una macchina più piccola e maneggevole. Un negoziante gli consigliò una Ermanox, una compatta, come potrebbe essere oggi una 35 mm.
Per le sue caratteristiche la Ermanox divenne la prima fotocamera adatta a fotografare in condizioni di luce scarsa. Da quattro anni era sul mercato ma pochi fotografi la usavano, soprattutto per foto di teatro. Per Salomon, al contrario, queste difficoltà erano poca cosa paragonate alle potenzialità dello strumento, con cui avrebbe potuto cacciare la sua preda senza essere notato. Era un artista che aveva scoperto il suo medium, e continuò ad usare la Ermanox fino al 1932, quando la sostituì con una Leica.
Dopo aver sperimentato e messo a punto la tecnica che gli permetteva di fotografare con qualsiasi luce, Salomon non ebbe problemi a convincere Szafranski a lasciargli concepire un grande servizio per Berliner Illustrirte sul processo al poliziotto killer, che riempiva le cronache del momento. Alcune fotografie scattate in tribunale, dove i fotografi non erano ammessi, sarebbero state un grande scoop per il giornale, ma quelle che riuscì a realizzare Salomon senza farsi notare erano straordinarie. Non solo rendevano perfettamente l’atmosfera che si respirava in quell’aula, ma descrivevano anche con precisione, con drammatici close-up, le figure del difensore, della madre, degli avvocati e dei testimoni. Salomon era riuscito a fare il suo scoop nascondendo la fotocamera in una bombetta, con un foro per l’obiettivo. L’ultimo giorno, quando un usciere della corte sospettò quello che stava facendo e gli chiese i negativi, Salomon usò un trucco che avrebbe poi usato più volte, e gli consegnò dei negativi vergini, lasciando l’aula con in tasca quelli che aveva usato. Così, nel 1928, dopo solo un anno che si interessava di fotografia, iniziò con successo la sua carriera.
Subito dopo si occupò di un altro sensazionale processo per omicidio. Anche in quel caso Salomon inventa un trucco ingegnoso per usare di nascosto la sua Ermanox. Quando queste immagini fecero il giro di tutta l’Europa, lasciò il suo lavoro alla Ullstein per diventare un professionista a tempo pieno. Lo stesso anno presenziò a una serie di importanti conferenze internazionali: il Summit di Lugano, la sessione della League of Nations di Ginevra e la ratifica del Patto per il disarmo Kellogg-Briand a Parigi dove Salomon con tutta calma prese il posto del delegato Polacco assente .
Durante il tempo libero Salomon frequentava assiduamente l’ambiente diplomatico e i principali eventi sociali di Berlino.
L’anno seguente, 1929, fu ugualmente produttivo. Oltre a seguire la prima Conferenza dell’Aia trovò il modo per introdursi e fotografare una seduta a porte chiuse del Gabinetto della Suprema Corte tedesca.
Durante uno dei primi viaggi in Inghilterra scattò una fotografia dei giudici della Alta Corte d’Appello mentre votavano una sentenza di morte - l’immagine non fu pubblicata per diversi anni poiché Salomon scoprì di aver commesso un reato con quella foto, punibile con tre mesi di reclusione secondo la legge britannica.
Alla fine dell’anno, su invito di Fortune, si recò in California. Là realizzò una serie di fotografie a un’assonnata Marlene Dietrich mentre telefonava alla figlia , rimasta a Berlino, alle quattro del mattino. Documentò anche il primo intimo lampo di vita familiare del magnate dell’editoria William Randolph Hearst nella sua favolosa tenuta di San Simeon.
In quel primo periodo della sua carriera il suo stile era pienamente maturo e molte delle immagini che scattò in quei primi due anni come professionista, sono ancora le più famose.
L’autenticità dei ritratti e la acuta visione degli eventi erano ormai riconosciuti come una sua impronta personale e di stile, in tutto il mondo.
In quei primi due anni di carriera di Salomon si videro emergere un certo numero di nuovi notevoli pionieri del fotogiornalismo.
Alcuni si ispiravano a Salomon, altri avevano portato un proprio stile. Come Salomon erano molto sostenuti dai settimanali illustrati tedeschi - in particolare dal Berliner Illustrirte edito da Ullstein e dal suo principale rivale il Munchner Illustrierte Presse. Il settimanale di Monaco aveva cominciato come una provinciale imitazione di quello berlinese, ma dal 1929, sotto la intelligente direzione editoriale di Stefan Lorant aveva superato il suo modello nell’uso creativo e sofisticato delle immagini fotografiche.
Questi magazines sono stati per lungo tempo alla ricerca di buoni fotografi. Nella prima metà del secolo XX si formò uno staff straordinario, tutti erano impegnati e sensibili reporter e insieme hanno creato uno stile incisivo e realistico che costituì il fondamento del moderno fotogiornalismo.
Di questi pionieri Erich Salomon, con i suoi stratagemmi e ingegnosi sotterfugi era il solo che aveva catturato la curiosità e l’interesse del grande pubblico.
Anche per la passione con cui amava raccontare i suoi exploit, diede vita a una vera e propria leggenda sui complessi piani che metteva in atto per ottenere le sue immagini. I cappelli e le valigie diplomatiche non furono i soli mezzi che usò per nascondere la sua fotocamera. Scattò un primo piano al Presidente Hoover a Washington durante un pranzo ufficiale nascondendo l’apparecchio nella decorazione floreale della tavola imbandita. Con un altro ingegnoso trucco riuscì a scattare la prima fotografia della Corte Suprema degli Stati Uniti durante una sessione.
Ancora, un pacco di libri di matematica scavati all’interno gli consentì di entrare nella sala da gioco del casino di Monte Carlo, un luogo ancora più inaccessibile dei meeting di politica internazionale.
Una strategia meno eclatante, era quella di trovare posti di osservazione in edifici che si affacciavano sul giardino di una Cancelleria piuttosto che sulle finestre di un Ambasciata. Nella maggior parte dei casi usava la propria capacità di passare inosservato. Di mezza età, di statura media e apparenza mite, si muoveva con naturale dignità e sicurezza. Si poteva scambiare facilmente per un funzionario politico. Vestiva in modo appropriato: con lo smoking o in frac per i banchetti e i ricevimenti, e con vestiti di taglio tradizionale per le altre occasioni. Spesso affittava una limousine impersonando il ruolo di un personaggio politico minore.
Per via della sua cultura e della sua età Salomon aveva un eloquio molto sofisticato, conosceva bene diverse lingue, sapeva discutere di questioni politiche e quando diventava importante avere un titolo poteva legittimamante essere chiamato “dottore”. Del resto amici del mondo politico e diplomatico erano più che lieti di aiutarlo. Dopo un po’, annotò: “mi accorsi che non c’era una grande Conferenza Internazionale o importante raduno in cui non fosse presente almeno un amico. E un complice di cui si ha fiducia è uno dei più importanti elementi per questo lavoro”. La sua discreta presenza fu in breve tempo accettata. In questo modo egli non dovette ricorrere spesso a una camera nascosta, poiché - anche se la Ermanox aveva un’ottica avanzata per i tempi - era spesso necessario usare un’esposizione lunga che rendeva indispensabile l’uso del treppiede. Ma anche se l’apparecchio era spavaldamente montato sul treppiede e tutti sapevano che stava scattando delle foto, Salomon riusciva sempre a scattare nel momento in cui non pensavano a lui. Faceva di tutto per confondersi nello sfondo insieme al suo apparecchio. Di solito si allontanava dal treppiede tenendo in mano un lungo flessibile. E nonostante dovesse cambiare la lastra dopo ogni scatto, nessuno sembrava accorgersene.
Molti dei suoi soggetti erano sinceramente stupiti quando vedevano i loro ritratti. Oggi, considerando quei lunghi tempi di esposizione, è stupefacente constatare come riuscisse ad ottenere immagini senza sfocature. Ci riusciva perché aveva uno straordinario senso del tempo. Sapeva quando premere il pulsante durante un’impercettibile pausa - catturando il momento in cui la persona che stava parlando aveva una breve esitazione, mentre gli altri attendevano immobili. Nonostante le limitazioni tecniche, sapeva cogliere il momento giusto. Grazie alla sua tenacia, al modo in cui riusciva a passare inosservato, e ai suoi risultati, Salomon trovò sempre meno resistenza ad essere accettato dove gli altri fotografi non erano ammessi, e molti uomini di stato finirono per accettare spiritosamente la sua perenne ubiquità. Agli inizi degli anni Trenta, il Gabinetto tedesco stava preparando un meeting segreto con i membri del governo laburista inglese su una piccola nave. Quando chiesero al Primo Ministro Prussiano , Dr. Otto Braun, se sarebbe stato permesso a Salomon di salire a bordo, questi rispose sorridendo e alzando le spalle : “Certo, è inevitabile. Oggigiorno si può fare una conferenza senza ministri ma non senza il Dr. Salomon”.
Molti uomini politici cominciarono a riconoscere importanza alla popolarità delle fotografie di Salomon e alla pubblicità che le sue immagini procuravano a loro e al loro lavoro.
All’apertura di un incontro internazionale il Ministro degli esteri francese, Aristide Briand, divertì i delegati guardandosi intorno ed esclamando “Dov’è il Dr. Salomon? Non possiamo cominciare senza di lui. La gente non deve pensare che questa Conferenza non è importante”.
In realtà molti uomini di Stato di tutto il mondo riconobbero fin dall’inizio che il valore delle foto di Salomon non era effimero. Nel novembre 1931 Time scrisse che “Il Presidente Hoover avrebbe potuto non accogliere il Dr. Erich ‘Candid Camera’ Salomon alla Casa Bianca, se il Premier francese Laval non avesse cortesemente insistito. Come Benito Mussolini, Ramsay MacDonald, e il Cancelliere Brüning, Pierre Laval era convinto che le istantanee dei reportages di Salomon fossero dei documenti storici da preservare per la posterità&ellip;”.
Dal 1931 Salomon aveva raggiunto l’apogeo della sua carriera. Per celebrare il suo quarantacinquesimo compleanno e la pubblicazione del suo libro Famous Contemporaries in Unguarded Moments, offrì un party per 400 tra le più importanti personalità di Berlino nell’elegante Hotel Kaiserhof, e stupì e divertì i suoi ospiti con una proiezione di candid shots in cui li aveva ripresi in precedenti occasioni.
Ma la celebrità di Salomon in patria ebbe vita breve, soltanto un anno dopo tornò da un secondo viaggio in America per trovare il quartier Generale di Hitler nel Kaiserhof e la Repubblica di Weimar morente. Benché avesse trovato il tempo di scattare alcune significative immagini delle buffonate naziste al Reichstag, Salomon, come molti altri dovette presto prepararsi a partire.
Diversamente dalla maggior parte dei suoi colleghi dei settimanali tedeschi, che si recarono negli Stati Uniti e in Inghilterra, Salomon decise di stabilirsi in Olanda, paese natale della moglie. Stabilitosi all’Aja continuò ad avere il suo posto nelle riunioni di politica continentale e documentò molti eventi chiave. Continuò a viaggiare. In particolare la Gran Bretagna lo affascinava, e in varie occasioni fotografò i leader del governo e dell’opposizione e i membri della famiglia reale. Benché non gli riuscisse di rompere le barriere che il senso britannico della privacy aveva eretto attorno a Buckingham Palace e alle Houses of Parliament. In questo periodo iniziò anche a fotografare molto le sale da concerto e ritrasse i più importanti direttori d’orchestra del secolo, quasi sempre prendendo posto tra gli orchestrali.
Alla fine degli anni Trenta, si concentrò soprattutto sulla vita politica e sociale dell’Olanda. Fu invitato in America da Life, una delle riviste illustrate di maggior successo, che aveva pubblicato molte sue fotografie. Prese in considerazione l’idea di emigrare ma alla fine non ne fece nulla. Presto fu troppo tardi per fuggire. Nel maggio del 1940 la guerra-lampo nazista inghiottì i Paesi Bassi in quattro giorni.
Il fotografo che solo pochi anni prima era stato un personaggio celebrato dalla buona società berlinese fu bollato come Giudeo per le sue origini e costretto a portare la stella gialla. Nel 1943 le leggi di Norimberga per la realizzazione della “ soluzione finale” erano state estese alle nazioni occupate dalla Germania, Salomon e la sua famiglia dovettero nascondersi. Ma furono traditi da un incaricato della lettura dei contatori che notò un incremento nel consumo di gas.
Secondo i documenti della Croce Rossa Erich Salomon morì ad Auschwitz nel luglio del 1944, un mese prima dello sbarco delle truppe alleate in Normandia.
La carriera di Salomon come fotogiornalista - durata appena più che un decennio - è stata breve . Ma in questi pochi anni Salomon ha veramente svolto il ruolo dello storico, documentando uno dei periodi nodali della storia del XX secolo.
In primo luogo ha creato uno stile che ha ispirato molti fotografi diventati poi famosi, ha inventato il fotogiornalismo, e nessuno come lui ha saputo ritrarre personaggi pubblici in atteggiamenti del tutto spontanei. Un fotografo che ha raccontato dall’interno la grande borghesia, un fotografo sempre in cerca di ritratti di “contemporanei celebri in un momento di disattenzione”, per riprendere il titolo di una conferenza tenuta da Erich Salomon, a Berlino, il 6 maggio1931.

A cura di R. B.
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