Secondo la curatrice Carolyn Christov-Bakargiev, la 16ma Biennale di Sydney deve il suo titolo all’impulso di ribellarsi, di cambiare, far ruotare, girare, ripetere, specchiare, capovolgere o rivoltare dall’interno verso l’esterno, o di cambiare completamente punto di vista. Nel tentativo di creare insomma una costellazione di opere d’arte, storiche o contemporanee, che rappresentino o esplorino questo tipo di dinamica nella vita come nell’arte. Attraverso installazioni, performances, films, testi e presenze su internet, Rivoluzione – Forme che cambiano cerca di articolare i contenuti delle forme che esprimono questo desiderio di cambiamento. Queste istanze a loro volta aprono a più vaste prospettive estetiche, psicologiche e politiche. In politica ad esempio “rivoluzione” è un termine spesso considerato obsoleto, associato alla violenza: i cambiamenti bruschi e improvvisi sono considerati estremamente pericolosi. La rivoluzione viene definita come il collasso dovuto a una rivolta, volta all’istituzionalizzazione di un nuovo ordine. Ci viene anche detto che il vero cambiamento si può verificare solo attraverso una serie di micro-mutazioni o di una evoluzione, ma non attraverso una rivoluzione. Ma l’etimologia della parola rivoluzione rivela in realtà la sua natura bivalente e paradossale. Rivoltarsi significa infatti “girare due volte” (re-volvere), seguire una curva che in effetti riporterebbe al punto di partenza: un movimento ecologico. Nel suo significato più comune e originario, rivoluzione definiva infatti la rotazione dei pianeti. In seguito, nel diciassettesimo secolo, come termine politico, venne dapprima riferito alla restaurazione di un ordinamento precedente. Con le rivoluzioni del diciottesimo secolo, il termine venne invece ad indicare una improvvisa rottura che conduceva alla nascita di una nuova (e migliore) società –e quindi venne sottolineata in pieno la carica utopica e avveniristica del termine. Il contesto australiano suggerisce altre interpretazioni. Nella coscienza europea il Continente Australis venne immaginato fin dall’antichità come il continente “rovesciato”, che si trovava agli antipodi del mondo familiare. Per gli aborigeni il rovescio della medaglia della scoperta del continente capovolto fu una terribile invasione. Curiosamente la prima flotta inglese giunse in Australia nel 1788, un anno prima della presa della Bastiglia a Parigi. Più di un secolo dopo, nel 1913, nel tentativo di liberare la soggettività creatrice dalla soffocante marea dilagante del consumismo, Marcel Duchamp interruppe l’entusiastica rivoluzione (evoluzione?) dei tempi moderni rovesciando una ruota di bicicletta e fissandola su uno sgabello. Non molto dopo, nel 1917 Vladimir Tatlin immaginò una sorta di doppia elica alta 400 metri come piattaforma rotante del nuovo corso seguito alla rivoluzione. Seguendo un impulso affatto diverso Alexander Calder ridusse l’oggetto scultoreo a una serie di frammenti rotanti, sospesi e in perenne movimento. Nella metà degli anni 60, Hélio Oiticica celebrò l’individuale nella rivoluzione collettiva creando i coloratissimi Parangolés che si indossavano ballando per le strade di Rio, nello stesso momento in cui un’intera generazione di artisti di tutto il mondo (da Arte Povera alla performance, così come nelle istanze femministre e concettuali) stava consumando la rottura con le prospettive rinascimentali, muovendosi a 360 gradi in un universo auto-rotante. Da allora, le pratiche creative postmoderne hanno raramente proposto dei cambiamenti radicali nella pratica e nei linguaggi dell’arte, promuovendo invece nozioni come quella della citazione, del pastiche e dell’intertestualità che, retrospettivamente si può dire abbiano incoraggiato una mancanza di dinamismo e singolarità. Alcuni artisti stanno esplorando, sempre secondo la curatrice della rassegna, aspetti mentali, fisici ed estetici di un’estetica marginale –follia, malattia metale, dolore e confusione mentale- come sistema per arginare la depressione causata da questa perdita di energia creativa. Altri artisti pensano che la rivoluzione digitale dovuta alla globalizzazione contribuirà a rinsaldare la casa comune di tutti, la collaborazione e l’azione sociale, mentre altri ancora credono che il mondo stia ruotando troppo velocemente, ed esplorano sistemi per rallentare la corsa o potenziare la poetica del silenzio, in una prospettiva metafisica. Altri ancora cercano di reagire alla mondanità e alla rapida ascesa del mercato contemporaneo lavorando su aree che stanno al di là del visibile e delle possibilità di commercializzazione dell’arte, attraverso la performance, lavori effimeri o trasmessi gratuitamente online. Secondo Carolyn Christov-Bakargiev lo spazio esplorato dalla mostra sta tutto nel gap che separa la prima parte del titolo –revolutions- che suggerisce l’idea di una mostra basata su contenuti e valori polititici, dalla seguente –forms that turn- che suggerisce alternativamente l’autonomia e l’isolamento dell’oggetto d’arte, che ruota per conto suo, staccato dal quotidiano, oppure il potenziale energetico espresso dalle forme stesse –turns that form.
Carolyn Christov-Bakargiev è il Direttore Artistico dell’edizione 2008 della Biennale di Sydney
Più di settanta artisti hanno creato espressamente lavori per questa pubblicazione. Citiamo fra loro almeno: Christoph Büchel; Gerard Byrne; Janet Cardiff & George Bures Miller; Jeremy Deller; Mark Dion; Willie Doherty; Sam Durant; Liam Gillick; Shaun Gladwell; Pierre Huyghe; Joan Jonas; Brian Jungen; Jannis Kounellis; Tracey Moffatt; Reinhard Mucha; Giuseppe Penone; Dan Perjovschi; Nedko Solakov e Lawrence Weiner. I disegni, provenienti da collezioni di tutto il mondo, sono stati selezionati fra quelli di 35 artisti storici fra cui: Hans Bellmer; Thomas Bock; Alexander Calder; Leonardo da Vinci; Marcel Duchamp; Len Lye; Kasimir Malevich; Man Ray; Gordon Matta-Clark; Hélio Oiticica; Alexander Rodchenko; e Vladimir Tatlin.
Ogni disegno pubblicato è stato volutamente posizionato dal direttore artistico, Carolyn Christov-Bakargiev,che ha curato la pubblicazione pagina per pagina. In alcuni casi le immagini sono accoppiate a testi tratti da Revolutionary Reader, un’antologia di 45 pensieri e citazioni sulle rivoluzioni di autori storici e contemporanei fra cui ricordiamo: Giorgio Agamben; Dante Alighieri; Walter Benjamin; John Cage; Guy Debord; Deleuze e Guattari; Eric Hobsbawm; Abbie Hoffman; Julia Kristeva; Jacques Lacan; Chantal Mouffe; Charles Perkins; Maximilien Robespierre e Jacques Rancière. Molti di questi testi sono stati tradotti in ingleseper la prima volta per questa pubblicazione.
Informatissima segnala:
Whats On | Performance | Joan Jonas, Reading Dante
Joan Jonas, legge Dante al CELL BLOCK
THEATRE, NATIONAL ART SCHOOL
Figura importantissima dellaPerformance e della video arte, Joan Jonas era inizialmente una scultrice che iniziò a partecipare a workshops sulla danza. Tenne la sua prima performance nel 1968. Da allora, la Jonas ha esplorato le trasformazioni del corpo in azione e in movimento attraverso lapercezione, lo spazio e i media, usando maschere e specchi, impersonando personaggi contemporanei e mitologici. “Reading Dante” è ispirato dalla trecentesca Commedia di Dante e mescola elementi tratti sia dall’Inferno che dal Paradiso. Joan Jonas rappresenta perla prima volta questo lavoro perla Biennale di Sidney.
INFO:
The Biennale of Sydney celebrates its 35th birthday with a sensational line up of artists and projects that will keep growing until opening day and beyond. From the extreme to the arresting, it hosts more Australian artists than ever before and includes the magical Cockatoo Island in Sydney Harbour as a major exhibition site, as well as premiering an extraordinary online venue – a first for a biennale worldwide.
The free exhibition is expected to welcome more than a quarter of a million visitors, and more than 180 artists will participate – with over fifty newly created artworks presented alongside some of the world’s most ground-breaking art from the avant-gardes of last century.
Celebrating this milestone exhibition, Australia’s leading international contemporary arts festival has drawn on the expertise of renowned curator, Carolyn Christov-Bakargiev.
Billed this year as a celebration of the defiant spirit, the exhibition will bring together some of the most revolutionary artists the world has ever known alongside the shining stars of today. The theme of the 16th Biennale, Revolutions – Forms That Turn, suggests the impulse to revolt, a desire for change, and seeing the world differently. Many works in this year’s exhibition will be participatory, encouraging people to step inside art and discover new ways of looking and thinking about life today. Movement is a strong feature – works turn, spin, go in reverse, mirror, make noise and even blow up.